Famiglia Lanza

La famiglia Lanza, patrizia di Capua, è attestata nella cittadina, attualmente in provincia di Caserta, sin dalla metà del Quattrocento: i suoi rappresentanti ne furono patrizi e membri del Consiglio dei Quaranta fino all’abolizione dei Sedili, nell'anno 1800.

I Lanza, inizialmente noti come de Buzzettis, dal nome del feudo di Buzzecta presso Reggio Calabria, annoverano, tra i loro esponenti, anche un santo: Elia, nato a Reggio Calabria nell’anno 864, detto lo Speleota perché scelse di vivere in una grotta, fu Abate di San Basilio e, secondo la tradizione, morì quasi centenario nel 960.

Dalla metà del Quattrocento in poi il patronimico della famiglia è progressivamente mutato in Lanza. Secondo la tradizione, tale cambiamento è legato al fatto che il capostipite, partecipando ad una giostra alla presenza del Re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, vinse consecutivamente i tre cavalieri ritenuti più forti, tanto che il Re stesso entusiasta si alzò dal trono e gridò: «Brava quella lanza!», e così fece pure il pubblico più volte. Da allora il capostipite fu chiamato Làncea e suoi eredi, fino a circa la metà del secolo XVI, nei documenti pubblici, dapprima alternarono il patronimico Lanza al cognome de Buzzettis, per poi assumere definitivamente il primo come cognome.

Il primo membro della famiglia di cui è documentato un ruolo pubblico nella città di Capua fu Ippolito de Buzzettis, presente tra i settantadue senatori capuani che nel 1452 formarono il seguito di Alfonso d’Aragona che accolse alle porte del Regno di Napoli Federico d’Asburgo, appena incoronato dal Papa Re dei Romani.

Sulla fine del Quattrocento, Pirro, secondogenito del capostipite, fu nominato Sindaco degli Eletti Nobili di Capua, carica che fu ricoperta nel tempo anche da altri membri della famiglia: Carlo nel 1507, Gio.Batta nel 1540 e nel 1560, Francesco nel 1760 e nel 1768

I fratelli Vincenzo e Gismondo de Buzzettis nel 1536 quali deputati della Piazza nobile di Capua sostennero il palio sotto il quale venne accolto nella città l’Imperatore Carlo V, di ritorno dalla spedizione di Tunisi. Un altro Ippolito, dottore in utroque jure, nel 1574 fu giudice nella Corte della Bagliva a Capua e, successivamente, nel 1576 fu Regio Capitaneo di Foggia; in seguito fu deputato della Piazza nobile di Capua.

Altro esponente di rilievo della famiglia, fu Pompeo, utroque jure doctor e diplomatico al servizio di Bona Sforza, Regina di Polonia, che rappresentò presso l’Imperatore Carlo V d’Asburgo a Bruxelles fino al 1554 e presso Maria Tudor e il consorte Filippo II d’Asburgo dal 1554 al 1556 a Londra, presso Hampton Court; nel 1556 fu nominato dagli Eletti di Capua ambasciatore della città presso gli Asburgo con l’incarico di baciare le mani e fare la riverenza in nome della città al nuovo Re di Spagna e della Fiandre, Filippo II. Pompeo, nel 1552, ottenne da Carlo V, per sé e per i fratelli Scipione, Pirro, Giulio Cesare e Carlo, il titolo di Regi Familiari e Continui Commensali dell’Imperatore.

Tra i personaggi di rilievo della famiglia si può citare anche Biagio seniore il quale nel 1712 eresse la cappella di Sant'Anna, alle porte di Capua, tutt’oggi esistente, nella quale il 27 maggio 1729 sostò in preghiera Papa Benedetto XIII. Il secondogenito di Biagio, Ignazio, fu Capitano del Reggimento di fanteria provinciale di Contado del Molise e nel 1744 prese parte, al seguito di Carlo di Borbone, alla battaglia di Velletri contro le truppe imperiali dove si distinse per valore come è attestato anche dallo storico mons. Francesco Granata, nella Storia civile della fedelissima città di Capua (Napoli, 1756). Il figlio primogenito di Biase seniore, Carlo, fu eletto nel 1771 Capocedola nobile del Governo economico di Capua. Nei documenti, usava firmare Carlo Lanza Liguoro: sua madre era donna Rachele de’ Liguoro, imparentata con Sant'Alfonso Maria de’ Liguoro, che fu ospitato dalla famiglia proprio in quegli anni. Proprio Carlo ottenne dall'ava paterna, donna Beatrice della Ratta, i quattro feudi nobili di Luisi Consa, Murato, Chiattuni, Zaccuni, in Terra di Lavoro ed il connesso titolo baronale.

Al figlio di Carlo, Biase Lanza iuniore, nato nel 1746, si deve, tra l’altro la ricomposizione, giunta fino ai nostri giorni, dell’Archivio Storico della famiglia. Biase fu eletto più volte, nel 1786, 1787 e 1802, Capocedola nobile del Governo economico di Capua e il 5 ottobre 1796 fu ammesso nel Sovrano Militare Ordine di Malta, nel Gran Priorato di Capua. All’epoca della Repubblica Napoletana del 1799 il suo palazzo fu occupato dai soldati del Generale MacDonald; la casa fu saccheggiata e don Biase lasciò una cronaca manoscritta di quei mesi di disagi. Nel 1806 la dimora di famiglia fu nuovamente occupata dalle truppe francesi, questa volta agli ordini del Maresciallo Louis-Alexandre Berthier, perché scelto quale alloggio dei generali napoleonici.

In una proprietà dei Lanza, un casino di villeggiatura fatto costruire proprio da don Biase nel 1794 a tre miglia da Capua, il 20 maggio 1815 fu sottoscritto l’accordo che sancì, in seguito al Congresso di Vienna, la fine del Regno di Gioacchino Murat ed il ritorno, grazie alle truppe austriache, del Regno di Napoli a Ferdinando IV di Borbone, che da allora si chiamerà Ferdinando I delle Due Sicilie. L’accordo è passato alla storia con il nome di Trattato di Casalanza.

Il figlio di don Biase, Carlo, nato nel 1809, continuò l’opera paterna anche sul piano filantropico: fu decurione del governo di Capua, amministratore della beneficenza della città, caporettore dell’educandato della Confraternita della Santissima Concezione, priore della Confraternita del Santissimo Rosario, camerlengo della Reale Illustre Arciconfraternita dei Bianchi della S.S. Carità, aristocratico sodalizio che possedeva anche un Monte di Pietà e che, oltre ad avere, sin dal Cinquecento, quale scopo specifico l’assistenza spirituale dei condannati alla forca, provvedeva di una dote le giovani fanciulle orfane ospitate nel Conservatorio “delle trentatre”.

Il 19 giugno 1858 dalla Real Commissione dei titoli di nobiltà, la famiglia Lanza venne dichiarata ammissibile - «per la sua antica nobiltà generosa» - nelle Reali Guardie del Corpo a Cavallo dei Borbone.

In epoca moderna, nel 1923, la nobiltà della famiglia Lanza fu ufficialmente riconosciuta dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia nella persona del barone dell’epoca Vincenzo.

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